Perché succede
Il palloncino del sonno si gonfia da quando si sveglia: ogni ora che passa, ogni gioco, ogni scoperta ci soffia dentro un po’ d’aria. Quando dorme si sgonfia, mai del tutto, e poi ricomincia. Il momento buono per andare a letto è quello in cui il palloncino è gonfio al punto giusto e il suo orologio interno dice che è notte. Quanto tempo ci vuole perché si gonfi cambia con l’età, ed è quello che le tabelle chiamano finestra di veglia: i numeri mese per mese, e cosa fare quando con tuo figlio non tornano.
Ecco perché il consiglio "fallo stancare di più, così crolla" quasi sempre peggiora le cose. Oltre quel punto il corpo si mette in allerta, e il cortisolo è come una tazzina di caffè che il cervello si beve per restare in piedi. Il bambino diventa elettrico, si lamenta per un nonnulla, vuole le braccia e insieme ti respinge. Il palloncino non si è svuotato: è scoppiato.
Quanto in fretta si arrivi a quel punto, però, cambia da bambino a bambino, e dipende dalla sua soglia: c’è chi ha un bicchiere sensoriale piccolo, che si riempie con poco, e chi ce l’ha enorme. Non serve "meno stimoli" in assoluto. Serve capire quali, per lui.
Il Ricercatore ha una soglia alta e ha bisogno di riempire il bicchiere nel modo giusto prima di potersi fermare: se lo metti a letto dopo mezz’ora di coccole si mette a scalciare, perché gli serviva scaricare. L’Evitante ha il bicchiere piccolo e si difende tenendo gli stimoli a distanza: mezz’ora di gioco fisico prima della nanna lo manda in crisi, e ogni variazione nella sequenza dei gesti conta come uno stimolo in più. Il Percettivo ha il bicchiere piccolo e non si difende: sente tutto, l’etichetta del pigiama, la luce del corridoio, il rubinetto due stanze più in là. Il Distratto ha il bicchiere enorme e non registra i propri segnali: sembra sveglio, e un minuto dopo crolla.
La stessa mezz’ora, con due bambini diversi, produce risultati opposti. È per questo che i consigli generici sulla routine serale ideale funzionano più o meno con uno su quattro.
Cosa puoi fare stasera
- Osserva i segnali, non l’orologio. Sguardo fisso nel vuoto, movimenti più lenti, strofinarsi gli occhi: è il palloncino gonfio al punto giusto, ed è un momento più breve di quanto pensi.
- Accorcia la routine, non allungarla. Una routine di quaranta minuti è di per sé un carico. Tre gesti sempre uguali, dieci minuti, funzionano meglio di un rituale elaborato.
- Prova il movimento prima della calma. Se hai un bambino che si agita quando lo calmi, dieci minuti di gioco fisico prima del bagnetto possono cambiare la serata.
- Abbassa le luci un’ora prima, non cinque minuti prima. La melatonina ha bisogno di tempo. La luce del soffitto alle 20:45 annulla tutto il resto.
- Cambia la cosa giusta per lui, non la più consigliata. Se è un Ricercatore, aggiungi scarico prima della routine, non calma. Se è un Percettivo o un Evitante, togli uno stimolo invece di aggiungerne uno nuovo. Se è un Distratto, dagli un segnale forte e sempre identico che annuncia la nanna.
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E il suo qual è?
La maggior parte dei bambini ha un profilo misto: due tendenze che convivono, e una che prevale a seconda di com’è andata la giornata. Non è un’eccezione, è la norma, e non complica niente: parti da quella che vedi più spesso.
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Quando le strategie non bastano
Se la fatica ad addormentarsi va avanti da più di un mese, se riguarda anche i pisolini, o se ogni sera è diversa dalla precedente e non capisci perché, non è la routine a essere sbagliata: è che non sai ancora quale routine serve a lui.