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Dorme nel lettone e vorremmo spostarlo

Il co-sleeping non è un errore da correggere. Ma arriva il momento in cui non funziona più, per lui, per voi, o per entrambi. E allora serve una transizione, non uno strappo.

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Bambino che dorme sereno nel suo lettino
In breve

Il passaggio dal lettone al lettino funziona quando avviene per gradi e quando il lettino diventa un posto familiare prima di diventare il posto in cui si dorme. Si comincia usando il lettino di giorno, poi per il primo pisolino, poi per la prima parte della notte, mantenendo la stessa routine serale in entrambi i luoghi. Quanto ci vuole dipende dal bambino: si passa alla tappa successiva quando la precedente è stabile, non dopo un numero di giorni deciso prima.

Perché succede

Per un bambino il letto dei genitori non è "il letto grande": è il posto dove ci sono i suoi riferimenti, l’odore, il calore, il respiro, il rumore, il peso di un corpo accanto. Spostarlo vuol dire chiedergli di addormentarsi in un ambiente che, per il suo corpo, è un altro pianeta.

Ecco perché la maggior parte dei tentativi si ferma alla terza notte: non è una questione di volontà, è che il posto nuovo non è ancora diventato sicuro.

Il secondo motivo per cui non riesce è il tempismo. Un passaggio al lettino tentato nella stessa settimana in cui comincia l’asilo, in cui traslocate o in cui arriva un fratellino quasi sempre non regge, e non perché avete sbagliato qualcosa: è che il suo sistema nervoso sta già gestendo un cambiamento grosso, e non ne può reggere due.

Che cosa serva perché il lettino diventi sicuro, però, cambia da bambino a bambino. Un Percettivo ha bisogno che l’ambiente nuovo sia quasi identico a quello vecchio: stesso lenzuolo, stesso odore, stessa temperatura, e conviene mettergli il lettino nell’angolo più riparato della stanza. Un Evitante ha bisogno di una tana: uno spazio delimitato, con confini chiari, e di sapere in anticipo ogni passaggio prima che succeda. Un Ricercatore accetta il lettino molto meglio se lo contiene, perché il vuoto intorno gli toglie i riferimenti. Un Distratto ha bisogno di segnali forti e sempre uguali che dicano al corpo dove si trova.

È lo stesso passaggio, ma per uno significa togliere stimoli e per un altro significa aggiungere contenimento. Fatto al contrario non funziona, e sembra colpa della costanza.

Cosa puoi fare stasera

  1. Rendi il lettino un posto vissuto, non solo notturno. Giocateci dentro di giorno, leggete lì il libro del pomeriggio. Deve diventare familiare prima di diventare il posto del sonno.
  2. Comincia dal primo pisolino. È il momento in cui la pressione del sonno è più alta e la resistenza più bassa. La notte viene dopo, non prima.
  3. Tieni la routine identica nei due luoghi. Stessi gesti, stesso ordine, stessa frase. È l’unica costante che gli permette di gestire il cambiamento del resto.
  4. Metti in conto i ritorni indietro. Una notte nel lettone dopo una settimana buona non annulla il lavoro fatto. Trattarla come un fallimento sì.
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E il suo qual è?

La maggior parte dei bambini ha un profilo misto: due tendenze che convivono, e una che prevale a seconda di com’è andata la giornata. Non è un’eccezione, è la norma, e già quella che vedi più spesso ti dice come va preparato il lettino prima ancora di provare.

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Quando le strategie non bastano

Se avete già provato due o tre volte e siete sempre tornati indietro, non è la costanza a mancare: è un piano con tappe definite e un criterio per capire quando passare alla successiva.

Il passo successivo

Come si cambia, passo per passo

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Le quattro tappe della transizione, che cosa fare a ogni tappa e come si riparte quando torna nel lettone. È la guida che risponde per esteso a questa pagina.

  • Come preparare lo spazio: il lettino, la stanza, il buio, la temperatura, come vestirlo
  • Le alternative al lettino classico: montessoriano, da campeggio, agganciato al vostro letto
  • Che cosa rende un ambiente sicuro e che cosa no, punto per punto
  • Come si condivide il letto in sicurezza, per il tempo che serve prima del passaggio

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Domande frequenti

Sul passaggio al lettino

Qual è l’età giusta per il passaggio al lettino?

Non esiste un’età giusta uguale per tutti, e chi te la dà sta semplificando. Quello che conta molto più dei mesi è che cosa sta succedendo intorno a lui in quelle settimane: evita di far coincidere il passaggio con l’inizio dell’asilo, un trasloco o l’arrivo di un fratellino. Due settimane tranquille valgono più di sei mesi di età in più.

È sbagliato dormire insieme?

Dipende dall’età, e vale la pena distinguere due cose che spesso si chiamano allo stesso modo. Dormire nella stessa stanza è la scelta raccomandata per almeno i primi sei mesi, e idealmente per tutto il primo anno. Dormire nello stesso letto è un’altra cosa: il Ministero della Salute la indica come non la più sicura, perché nei primi mesi può aumentare il rischio di SIDS, ed è particolarmente rischiosa sul divano, se un genitore fuma, ha bevuto, ha preso farmaci o è molto stanco, e se il bambino è nato pretermine.

Passato il primo anno il discorso cambia, e dormire insieme diventa una scelta come un’altra, che in gran parte del mondo è la norma. Il passaggio al lettino ha senso quando la situazione non funziona più, per lui o per voi, non perché a una certa età si deve.

Dopo una settimana è tornato nel lettone. Ho fallito?

No, e questa è la domanda che ricevo più spesso. I ritorni indietro sono fisiologici, soprattutto con denti, malattie o cambi di routine. Si riprende dalla tappa precedente: non si ricomincia da capo.

Questi contenuti hanno finalità educativa e informativa e non sostituiscono il parere del pediatra. Se il sonno del tuo bambino è accompagnato da segnali che ti preoccupano, il primo passo è sempre il pediatra.

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