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Hai provato tutto, e con tuo figlio non funziona niente

Non è colpa tua. Il fatto è che quasi tutti i consigli sul sonno sono scritti per un bambino generico, e tuo figlio non lo è: gli stimoli che lo aiutano ad arrivare al sonno sono suoi, e li riceve molto prima della sera.

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Bambina sveglia nel suo lettino con un orsetto
In breve

Quando i consigli sul sonno non funzionano, quasi sempre è perché sono scritti per un bambino generico. Un bambino arriva al sonno attraverso il corpo, e il corpo lo usa giocando: giocando stimola attivamente i sensi che favoriscono il sonno e sente dove finisce il suo corpo, ed è questo che gli permette di lasciarsi andare. Quali stimoli gli servano però cambia da bambino a bambino, e dipende da come il suo sistema nervoso li riceve, cioè dal suo profilo sensoriale. Un bambino che ha bisogno di movimento intenso e uno che va in sovraccarico con poco hanno bisogno di giochi opposti, e la stessa attività proposta a tutti e due funziona con uno solo. La routine della sera è l’ultimo passaggio, non il posto in cui si decide come andrà la notte: quello si decide durante la giornata.

Perché succede

Quasi tutto quello che si legge sul sonno parla della sera: l’ordine dei passaggi, la luce, il bagnetto, quanto tempo prima spegnere gli schermi. La sera conta, ma è l’ultimo passaggio di una giornata intera, e da sola non può rimediare a quello che è successo prima. Come andrà la notte comincia a decidersi molto presto, in quello che il corpo di tuo figlio ha ricevuto e non ha ricevuto durante il giorno.

Un bambino non arriva al sonno pensando, ci arriva col corpo. E il corpo lo usa in un modo solo, giocando. Giocando stimola attivamente i sensi che favoriscono il sonno, sente dove finisce il suo corpo e dove comincia il mondo, si sente presente, e da lì può lasciarsi andare. Tutti i bambini arrivano al sonno così. Quello che cambia, e cambia parecchio, è quali stimoli gli servono.

Un Ricercatore ha bisogno di sentire il suo corpo attraverso il movimento intenso, prima di potersi fermare: se durante la giornata non si è mosso abbastanza, la sera fatica a lasciarsi andare. Un Evitante ha il bicchiere sensoriale piccolo e cerca di tenere gli stimoli a distanza: sta bene con poche cose, sempre le stesse, e con passaggi morbidi da una all’altra, e un gioco in più gli fa danno invece che bene. Un Percettivo ha anche lui un bicchiere piccolo, ma invece di difendersi viene travolto: registra ogni variazione, il rumore in cucina, la luce diversa, e ha bisogno di stimoli costanti e prevedibili su cui appoggiarsi. Un Distratto ha il bicchiere grande e i segnali gli arrivano attutiti, compresi i suoi: non si accorge di essere stanco e poi crolla di colpo, e ha bisogno di input decisi che gli facciano sentire il corpo.

Quattro bambini, la stessa giornata, quattro giochi diversi. Ecco perché quello che ha funzionato con il figlio della tua amica sul tuo non ha avuto effetto: non era sbagliato, era pensato per un altro sistema nervoso.

E c’è un’altra cosa che quasi nessuno dice, ed è il motivo per cui a volte il gioco sembra peggiorare le cose. Il gioco non è un blocco solo: è un percorso in tre fasi. Prima l’attivazione, in cui il corpo riceve gli stimoli di cui ha bisogno. Poi l’organizzazione, in cui quegli stimoli trovano uno scopo, un compito, un movimento con un senso. Infine la calma, in cui il corpo si ancora e sente i propri confini. Un gioco intenso alla sera non è un errore, nemmeno mezz’ora prima della nanna: per un Ricercatore spesso è proprio quello che serve. L’errore è fermarsi lì e portarlo a letto subito dopo, senza il passaggio che lo riporta alla calma.

Il gioco giusto non stanca e non calma: dà al bambino la possibilità di soddisfare il suo bisogno di stimoli sensoriali nel modo che per lui funziona di più. La routine della sera è solo l’ultimo passaggio che lo accompagna al sonno. Ma se durante il giorno non ha ricevuto gli stimoli giusti, avrai un bambino irrequieto, che si lamenta, che non si lascia appoggiare, e l’addormentamento sarà molto molto difficile. E la notte pure.

Cosa puoi fare stasera

  1. Guarda l’orologio quando lo metti giù. Da quando è nel letto, addormentarsi richiede di solito fra i quindici e i venti minuti. Se crolla in cinque, quasi sempre vuol dire che era già troppo stanco, e allora il punto non è la sera: è arrivarci in un altro stato.
  2. Ripensa alla giornata, non all’orario. Prima di decidere cosa cambiare stasera, prova a ricordare cosa ha fatto il suo corpo oggi: quanto si è mosso, quanto è stato in braccio, quanto rumore e quante persone ha attraversato. Un pomeriggio fermo e un pomeriggio caotico ti portano alla stessa scena la sera, ma per ragioni opposte, e quello che serve nei due casi è diverso.
  3. Regalagli un gioco, dentro il tempo che passate già insieme. Non ti sto chiedendo di aggiungere un impegno a una giornata che è già piena. È la stessa mezz’ora sul tappeto, usata sapendo cosa gli stai dando: movimento se ha bisogno di sentirsi, pressione se ha bisogno di confini, meno cose intorno se ha bisogno di respirare.
  4. Se scegli un gioco intenso, non lasciarlo lì. Il movimento forte la sera va benissimo, anche poco prima della nanna. Quello che non deve mancare è quello che viene dopo: un massaggio con pressione decisa, un abbraccio stretto nell’asciugamano, un dondolio lento. È quel passaggio che trasforma la scarica in sonno, ed è quello che quasi sempre manca quando ti sembra che giocare lo ecciti e basta.
  5. Aggiungi prima di togliere. Qualunque cosa deciderai di cambiare, comincia mettendo qualcosa che lo aiuta, e solo dopo guarda cosa si può lasciare andare. Al contrario resta un vuoto, e il vuoto lui lo sente prima di te.
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E il suo qual è?

La maggior parte dei bambini ha un profilo misto: due tendenze che convivono, e una che prevale a seconda di com’è andata la giornata. Non è un’eccezione, è la norma, e non complica niente. Parti da quella che vedi più spesso, e quando ti sembra che oggi sia l’altra, fidati di quello che vedi.

Il quiz sensoriale completo, diviso per età, è dentro Finalmente Dorme. Da lì la libreria si compone da sola sul suo profilo e sulla sua età, con le attività divise proprio nelle tre fasi del circuito: quelle che attivano, quelle che organizzano, quelle che portano alla calma. Per ognuna c’è cosa fare, perché funziona, cosa osservare e cosa provare se non va.

Se prima vuoi capire come funziona tutto l’impianto, qui c’è l’Approccio C.A.R.E.®.

Quando le strategie non bastano

Un gioco letto qui e provato stasera può cambiare una sera, e certe volte basta. Quello che non risolve è la domanda che torna ogni volta che qualcosa si muove: e adesso che ha compiuto un anno, adesso che ha la febbre, adesso che siamo dai nonni, cosa gli serve? Lì non serve un altro gioco: serve avere sottomano i giochi giusti per lui, per la sua età e per la fase in cui sei, e poterli cambiare quando cambia lui.

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Domande frequenti

Quando non funziona niente

Se gioca si eccita ancora di più. Come fa a dormire?

Perché quasi sempre il gioco si ferma a metà. Il movimento intenso non è un errore, nemmeno la sera: è la prima parte di un percorso che ha bisogno di altri due passaggi, uno che dà uno scopo al corpo e uno che lo riporta alla calma con pressione, contenimento, ritmo lento. Se lo porti a letto subito dopo la scarica, lo lasci a metà strada, e quello che vedi è un bambino ancora acceso.

Ho provato tutto e non è cambiato niente. Che senso ha provare un’altra cosa?

Nessuno, se è un’altra cosa dello stesso tipo. Qui non cambia la tecnica della sera, cambia dove si lavora: durante il giorno, con il corpo, e con gli stimoli tarati su come è fatto lui.

Ho due figli e con loro funzionano cose opposte. È normale?

Sì, ed è esattamente quello che il profilo sensoriale spiega. Non sono due caratteri diversi, sono due sistemi nervosi diversi, e hanno bisogno di stimoli diversi anche nella stessa stanza.

Quanto tempo devo dare a una cosa nuova prima di dire che non funziona?

Qualche giorno, non una sera. Un bambino riconosce quello che si ripete. Se cambi ogni due sere non saprai mai se non andava bene o se non ha avuto il tempo di funzionare.

Mio figlio ha cinque anni. È troppo tardi?

No. Il quiz e la libreria coprono da zero a sei anni, con attività diverse per età. Con un bambino grande cambiano i giochi, non il ragionamento.

Questi contenuti hanno finalità educativa e informativa e non sostituiscono il parere del pediatra. Se il sonno del tuo bambino è accompagnato da segnali che ti preoccupano, il primo passo è sempre il pediatra.

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