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Di giorno saresti paziente. Di notte diventi un’altra.

Non sei diventata un’altra persona, e non è una questione di carattere. Di notte il tuo sistema nervoso lavora con molte meno risorse di quante ne ha di giorno, e uno stimolo che alle tre del pomeriggio non avresti nemmeno notato, alle tre del mattino ti arriva addosso tutto insieme.

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Una madre in piedi di notte, con il bambino addormentato in braccio
In breve

Un bambino piccolo non è ancora in grado di regolarsi da solo: si regola sul sistema nervoso di chi ha accanto, e legge la sicurezza nel respiro, nel tono di voce e nella velocità dei gesti del genitore. È la co-regolazione, ed è il motivo per cui lo stato di chi si alza di notte non è un dettaglio ma una parte del sonno del bambino. Di notte però il corpo di un adulto ha meno risorse: il sonno interrotto riduce proprio la capacità di fermarsi un istante prima di reagire, e per questo un genitore paziente di giorno può scattare di notte e poi sentirsi in colpa. Anche il sistema nervoso di un adulto ha bisogno di stimoli per tornare al punto giusto, e quali gli servano dipende da come li riceve, cioè dal suo profilo sensoriale: sono gli stessi quattro profili che raccontano il bambino.

Perché succede

Parto da tuo figlio, perché è da lì che si capisce la tua parte. Un bambino piccolo non ha ancora gli strumenti per riportarsi alla calma da solo: li prende in prestito da te. Il tuo respiro, il ritmo con cui ti muovi, il tono con cui dici il suo nome sono le informazioni con cui il suo corpo decide se può lasciarsi andare oppure no. Si chiama co-regolazione, ed è il motivo per cui la stessa identica cosa fatta da te in due sere diverse ottiene due risultati diversi.

Ecco perché il tuo stato emotivo non è un dettaglio accessorio del sonno di tuo figlio: ne è una parte. E nessuno te lo dice, mentre ti spiegano la temperatura della stanza e la luce calda.

Poi c’è la notte. Il sonno interrotto riduce proprio la parte che ti serve per fermarti un istante prima di reagire, quella che di giorno ti fa contare fino a tre e cambiare tono. Alle tre del mattino, dopo mesi che non dormi una notte intera, quella parte lavora con quello che le è rimasto, che è poco. Non stai diventando una madre peggiore di notte: stai funzionando con molto meno di quello che hai di giorno, e questo succede a chiunque dorma poco da tanto tempo.

E come lui, anche tu hai un modo tuo di ricevere il mondo, e di notte si vede più che mai. Una Ricercatrice si alza già in piedi e risolve in fretta, e la fatica per lei è tornare a fermarsi dopo. Un’Evitante regge l’intensità ma non l’imprevisto: il risveglio che non era previsto la manda in allerta. Una Percettiva riceve ogni stimolo amplificato, il pianto più forte, la luce più intensa, e a fine notte è svuotata anche se ha dormito. Una Distratta non sente il primo lamento, si sveglia in ritardo e si muove dentro una nebbia. Sono gli stessi quattro profili sensoriali di tuo figlio, e uno di loro ti somiglia più degli altri.

Questo cambia due cose. La prima è che due madri nella stessa identica situazione reagiscono in modo diverso, e nessuna delle due sta sbagliando. Ed è anche il motivo per cui certe volte con l’altro genitore dorme meglio: non perché lui sia più bravo, ma perché il suo sistema, per caso, somiglia di più a quello del bambino. La seconda, che è quella che si può usare, è che il tuo corpo ha bisogno di ricevere certi stimoli per uscire dallo stato di allerta, e quali siano dipende da come sei fatta. Se hai bisogno di sentire il tuo corpo, ti calmano la pressione e il movimento: la schiena appoggiata, i piedi che spingono a terra, una camminata. Se invece ricevi tutto amplificato, ti calma togliere invece che aggiungere: meno luce, meno rumore, meno cose che succedono insieme. Non è una questione di forza di volontà, ed è per questo che dirti di essere più paziente non ha mai funzionato.

Resta la parte che pesa di più, e non è la notte: è quello che viene dopo. Alle sette ti alzi comunque, ma la testa continua a girare su come hai reagito, su cosa penserebbe qualcuno che ti avesse vista, su quella frase che ti è uscita e che non era la tua. Perdere la pazienza alle tre del mattino non dice niente su che madre sei. Dice che alle tre del mattino il tuo corpo aveva finito le risorse, come succede a chiunque, e che nessuno ti ha mai spiegato come ricaricarle.

Cosa puoi fare stasera

  1. Smetti di chiederti di essere più paziente. Non è lì che si lavora, e chiedertelo aggiunge solo un altro motivo per sentirti in difetto domani mattina. La pazienza di notte non è una scelta che fai: è quello che resta delle tue risorse, e le risorse si ricaricano, non si spremono.
  2. Tre respiri prima di alzarti, con l’espirazione più lunga dell’inspirazione. Quando lo senti piangere, prima di muoverti, resta ferma il tempo di tre respiri lenti. Non serve a lui, serve a te: è il tempo minimo perché il battito rallenti e le spalle si allentino, e arriverai da lui con un corpo diverso, che è la prima cosa che lui legge. Se tre ti sembrano un’eternità, comincia da uno.
  3. Dai al tuo corpo un’informazione, non un ordine. Mentre tieni in braccio tuo figlio, appoggia la schiena al muro o allo schienale e spingi i piedi contro il pavimento. Una mano ferma sul tuo petto, non sulla sua schiena. Sono le stesse cose che funzionano con lui, per lo stesso motivo: la pressione dice al corpo dove finisce, e un corpo che sa dove finisce si allarma di meno.
  4. Decidete prima chi si alza, non mentre succede. Se in camera siete in due, la cosa più utile che potete fare stasera è mettervi d’accordo adesso, da svegli e con la testa lucida, su chi si alza e a che ora si dà il cambio. Deciderlo alle tre, con due sistemi nervosi allo stremo, finisce quasi sempre male per tutti e tre.
  5. Se ti è già scappato un tono che non era il tuo, non ricominci da zero. Torni, e il fatto che torni è quello che lui registra. Non serve che la notte sia perfetta, serve che sia riparabile, e la riparazione è una delle cose che i bambini imparano meglio.
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Quando le strategie non bastano

Tre respiri prima di alzarti e imparare a riconoscere i tuoi segnali sono cose che puoi fare da stanotte, e certe volte bastano per settimane. Quello che non bastano più a reggere è la stanchezza che si accumula mese dopo mese. A quel punto servono cose diverse a seconda di come sei fatta, e sono cose da sapere prima, non da cercare alle tre del mattino quando sei già oltre. È la differenza fra sapere di essere stanca e sapere cosa farne, di quella stanchezza, nel momento in cui ti serve.

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Domande frequenti

Sulla fatica di notte

Non è egoista pensare a me quando è lui che non dorme?

È il contrario, ed è la domanda che mi fanno più spesso. La sicurezza che gli serve per lasciarsi andare la legge nel tuo corpo, quindi occuparti di come stai tu non toglie niente a lui: è una parte del suo sonno.

Mi capita di arrabbiarmi con lui di notte. È grave?

È molto comune, e non dice niente su che madre sei. Di notte il corpo ha meno risorse per fermarsi prima di reagire, e dopo mesi di sonno spezzato succede a chiunque. Quello su cui si lavora non è la pazienza, è quello che viene prima.

Devo avere già Finalmente Dorme?

No. Genitori Sensoriali funziona da solo. I due insieme raccontano tutta la storia della vostra notte, ma non c’è un ordine obbligato e non serve cominciare da lui.

Il mio compagno può farlo con me?

Sì, dalla stessa area. Fate il quiz tutti e due, vedete i vostri profili a confronto, e c’è un modulo dedicato proprio a voi due, che di solito è la parte che sorprende di più.

Vale anche se mio figlio ormai dorme?

Sì. Quello che impari su di te resta, e ti serve alla prossima cosa che cambia: un trasloco, un fratello, una malattia, il primo periodo di asilo.

Questi contenuti hanno finalità educativa e informativa e non sostituiscono il parere di un professionista. Se senti di portare qualcosa di più pesante della stanchezza di ogni genitore, parlarne con una persona preparata non è un fallimento: è prendersi cura di te con gli strumenti giusti.

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